11 novembre 2010 11 novembre 2010 ALLA FIERA DI SAN MARTINO A SANTARCANGELO DI ROMAGNA LA TRADIZIONE SI RINNOVA
Alla festa dei “becc” la sottile ironia del cantastorie si libera e si estende, sempre garbata e mai volgare, passando dal regno animale al genere umano, con salaci componimenti satirici entrati nei repertori di molti aedi popolari.
Da secoli Santarcangelo di Romagna (RN) il giorno 11 novembre rende omaggio al mondo agricolo, esponendo i prodotti della terra insieme ai variegati saperi della cultura enogastronomica. Un tempo fiera del bestiame, oggi delle macchine agricole, delle attività artigianali con un indotto di proposte culturali, convegni e iniziative collaterali tematiche.
Novembre 2010
Milano, via Imbonati 49 Torre ex Carlo Erba.
Nel solco dei cantastorie e dei griots africani, mentre sono in corso degli avvenimenti, questi vengono cantati e raccontati, attualizzando le forme musicali e i mezzi di comunicazione
Il comitato immigrati di milano ha ricevuto in dono una canzone che hanno inciso per i migranti sulla Gru di Brescia. Loro si chiamano "Isaia e l'Orchestra di Radio Clochard" e la canzone è "Sulla gru". Un dono come ulteriore segno di vicinanza tra Brescia e Milano
A CHE COSA SERVE IL CANTO POPOLARE
Da più di tre secoli si annuncia la morte del
canto popolare e da quattro secoli l'evento è
rinviato. Ma se non è morto, certo il canto
popolare non sta bene, almeno nei modi che
abbiamo conosciuto. Se confrontiamo due grandi
manifestazioni dei metalmeccanici – quella del
1977 e quella del 16 ottobre 2010 – troviamo un
innegabile indebolimento nelle forme espressive,
negli slogan, nelle parodie, nei canti. Diceva
Woody Guthrie: la canzone popolare è forte se è
forte il movimento operaio. Se oggi fatichiamo a
trovare nel mondo delle classi non egemoni – gli
operai, i precari, i migrati le forme
espressive che da mezzo secolo abbiamo raccolto e
riproposto, forse non è solo perché alcune
possono essere obsolete, ma anche perché la crisi
dei soggetti, la durezza di nuovi rapporti di
classe, la perdita di rappresentanza politica e la
pervasività delle culture mediatiche e di consumo
hanno indebolito la voce non solo del canto ma
anche della soggettività politica antagonista e
alternativa di cui il canto popolare è stato
storicamente sia espressione sia strumento
organizzativo. Non mancano controtendenze, forme
ibride (come sempre peraltro le culture
popolari), terreni di confine fra antagonismo e
consumo, forme di revival che costituiscono nuove
socialità. Andarle a cercare è oggi meno facile
che in passato. Ma riconoscerle e promuoverle
senza preconcetti significa anche individuare e
organizzare luoghi possibili di alterità e di
resistenza culturale – che possono essere la
ballata e l'ottava rima come il rap o la musica
dei suonatori migranti nelle strade delle nostre
città. E continuare a cantare il repertorio
storico può servire a tenere viva, senza
nostalgia, la coscienza di una storia senza la
quale rischiamo ogni giorno di dimenticare chi siamo.
Alessandro Portelli