Davide Battaglia
La voce, la chitarra e l’altoforno
Sintel Edizioni, Bergamo, 2009 pp. 126+XXII s.i.p.
La voce, la chitarra e l’altoforno è un saggio di Davide Battaglia, con i contributi di Bruno Cartosio e Fabrizio Poggi e la presentazione di Susanna Camusso.
Nato come tesi di laurea è stato pubblicato dalla Sintel Edizioni, società costituita dalla CGIL Lombardia,
Il lavoro affronta da una particolare angolazione un problema divenuto più che attuale in tutte le società cosiddette avanzate: la deindustrializzazione di vaste aree con le devastanti conseguenze umane, sociali e culturali che ne derivano.
L’autore è partito dalla canzone Youngstown scritta da uno dei più importanti protagonisti della scena mondiale del rock: Bruce Springsteen.
Un brano che ripercorre la storia della chiusura dell’ultimo altoforno delle acciaierie nell’area industriale della città di Youngstown, nello stato dell’Ohio, con impianti attivi fin dalla prima metà dell’Ottocento.
Il libro si divide in due parti. La prima affronta il tema della deindustrializzazione dal punto di vista storico a partire dalla fine degli anni Sessanta del Novecento negli Stati Uniti. La seconda approfondisce gli effetti che questa crisi ha avuto sulla gente di Youngstown, prendendo spunto dal testo dell’omonima canzone e dal libro documentario Journey to Nowhere ( Viaggio verso il nulla) scritto dal giornalista Dale Maharidge e dal fotografo Michael Williamson.
I contributi di Bruno Cartosio, Preside e Professore Ordinario della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere all’Università di Bergamo, autore di numerose pubblicazioni sulla storia degli Stati Uniti e in particolare sulle lotte sociali americane e di Fabrizio Poggi, musicista, scrittore, esperto di musica americana, contestualizzano l’opera di Davide Battaglia e ne danno una visione più articolata.
Scrive Cartosio:” la vita di centinaia di migliaia di persone è cambiata in modo drammatico quasi letteralmente da un giorno all’altro. Enormi stabilimenti dismessi e capannoni abbattuti. Aree inselvatichite nel cuore delle città. Interi settori di classe e di vita operaia smembrati”.
Una descrizione che oggi, purtroppo, calza perfettamente anche nel nostro Paese ed è assordante il silenzio di cantanti e musicisti dello “star system”su questi temi. Mentre Springsteen, con tutti i distingui del caso, cerca di riannodare quel “filo rosso” che passa per Woody Guthrie, Pete Seeger e altri folksinger statunitensi, da noi sono distanti anni luce le canzoni degli artisti che diedero vita all’esperienza di Cantacronache e del Nuovo Canzoniere Italiano, che seppero capire, interpretare, rappresentare e denunciare quanto avveniva nella società, diventando colonna sonora di intere generazioni, ma soprattutto momento di presa di coscienza per tante persone di una realtà che si poteva cercare di modificare.
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