Pizzo di Blasco ( Giuseppe Pedalino di Rosa)

LU CANTASTORII ‘N’ AMERICA

Introduzione Salvatore Di Marco

Fondazione Ignazio Buttitta- Palermo – 2006 – pp. 192 s.i.p.

 

 

L’interesse per il volume Lu Cantastorii ‘n’ America nasce proprio dal suo titolo che lascia intravedere la possibilità di leggere notizie e testimonianze sull’attività dei cantastorie emigrati oltre oceano.

In realtà si tratta di scritti e poesie di un autore siciliano poco conosciuto, amico e contemporaneo di Ignazio Buttitta,( Bagheria 1899- 1997) di cui tenne a battesimo il secondogenito Pietro.

Giuseppe Pedalino Di Rosa che si firmava Peppi Pedalino o con gli pseudonimi Pizzo di Blasco o Emanuele Mendoza era nato nel 1879 in Sicilia a Racalmuto (AG), si laureò in Giurisprudenza a Palermo nel 1903. Subito dopo si trasferì a Milano, dove fu avvocato e notaio. Fin dalla giovinezza militò nel partito socialista, in Sicilia con Peppino Lauricella, a Milano con Pietro Nenni. Partecipò alla prima guerra mondiale e fu, nel 1919, un sansepolcrista, ovvero tra i fondatori dei fasci di combattimento, dai quali tuttavia si allontanò progressivamente. Il suo vero interesse fu però la poesia e l’ organizzazione culturale. Fu animatore dell' associazione nazionale "Amici della poesia dialettale", che aveva sede a Milano; tenne rapporti culturali con poeti dialettali delle varie regioni italiane. Per quanto riguarda la propria attività letteraria pubblicò libri, non solo poetici e non solo in dialetto, molti ancora inediti. Tra i tanti titoli: "Li lochi santi di lu me paisi", "Frà Decu La Matina", "Squarcialupo", "Re Còcalo". Recensendo "Lu cantastorii 'n' America", pubblicato per la prima volta nel 1929, sul periodico di poesia dialettale "Convivio letterario" del settembre-dicembre 1951, Filippo Maria Pugliese scrisse: «Egli è storico della sua terra; filosofo dell' Infinito leopardiano. Cantastorie, sì; ma assai lontano dal suo popolo siciliano; cantastorie passionato della più grande nostalgia della sua terra».

Giuseppe Pedalino Di Rosa morì a Merate (CO) nel 1957. Dopo cinquant’anni di oblio grazie alla Fondazione Buttitta è stata ristampata questa sua opera arricchita da una introduzione di Salvatore Di Marco.

 

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