ROBERTO MARELLI

PORTA TICINESE ,  OH CARA

La gente della cittadella racconta…

Graphot Editrice -Torino .- 2011 - pp. 191 - € 20,00

 

Il libro è una raccolta di testimonianze semplici ed avvincenti , della gente della “Cittadella”, uno dei rioni più noti di Milano, cioè Porta Ticinese: città nella città,  quartiere unico, particolare, anche nel linguaggio.
L’autore Roberto Marelli  ha assaporato con il latte materno prima e raccolto poi le storie che propone nel volume. Sotto forma di guida, viene suggerito al lettore un percorso dove ogni via, piazza, vicolo, racconta un episodio di vita, una poesia o una lapide di coloro che hanno vissuto, amato, gioito, pianto e lottato inseguendo le proprie vicende e passioni. Per questo le  pagine  appassioneranno i lettori, in particolare quelli meneghini, che riscopriranno, o conosceranno per la prima volta, cose ormai dimenticate di un quartiere che, sebbene sia il “cuore” della Milano popolare, ha avuto una storia a sé.

Porta Ticinese infatti è stata una delle ultime zone di Milano a “cedere” alla cementificazione che di fatto ha distrutto il tessuto sociale del quartiere e la sua vera “identità”. Così oggi presenta un ordito modificato radicalmente nella topografia.

Ad esempio nelle strade del Ticinese vi furono i momenti più cruenti dell’”insurrezione del pane” nel maggio 1898 duramente repressa dal generale Bava Beccaris e ricordata in un canto da cantastorie intitolato “Inno del sangue”, di cui ben poco rimane nella memoria.

Roberto Marelli è nato e vissuto a Milano, dove tutt’ora vive e molto del suo lavoro e dei suoi interessi ruotano attorno alla passione per questa città. Può vantare  collaborazioni con Giorgio Strehler nel “Nost Milan” al Piccolo Teatro. In RAI è stato ideatore del Lunario Lombardo e ha partecipato a numerosi film tra cui Il delitto Matteotti, La mano sul fucile, Clandestini nella città.  

Nel volume Marelli spiega che Porta Ticinese è l’ex borgo fortificato che si estende dalle Colonne di San Lorenzo alle mura spagnole e aveva nella Darsena e in quella che oggi è piazza XXIV Maggio, il suo cuore commerciale. La Darsena, infatti, era  il porto di Milano: luogo  di approdo di barche, barconi e chiatte che tra­sportavano, lungo i Navigli, le merci più disparate, dai marmi per la costruzione del Duomo, al bestiame e alle derrate alimentari. Ancora nel 1920 era classificata tra i primi dieci porti fluviali d'Italia per ca­pacità di tonnellaggio.

Si iniziarono le escavazioni intorno al 1600 , in epoca spagnola, insieme al primo tratto del Naviglio Pavese e, in un primo tempo venne chiamata" La­ghetto di S. Eustorgio" dalla basilica omonima che sorge nei pressi.

A partire dalla prima metà dell’Ottocento e fino ai primi anni del Novecento, la Darsena era anche punto di arrivo e di partenza dei popolari" bar­chett" che facevano servizio passegge­ri da Milano a Pavia sul Naviglio Pa­vese e il Naviglio Grande.

I viaggi erano poco costosi ma len­tissimi, talvolta si impiegava un giorno intero per arrivare a destinazione. Clet­to Arrighi, scrittore esponente della scapigliatura milanese di fine Ottocen­to, immortalò "EI Barchett de Boffa­lora" nella sua celebre commedia. Va altresì ricordato che presso la Darsena non attraccarono, nel tempo, solo barconi addetti al trasporto merci e "barchett dei pover", ma anche sontuo­si bucintori da parata, che ospitavano illustri personaggi in visita a Milano.

Marelli accompagna il lettore in  questa camminata nei vicoli e nelle calli della Cittadella tra  i tanti personaggi e le loro vicende talvolta drammatiche,  come  la vera storia della Rosetta, quando anche la mala, chiamata “ligera”, era diversa, con un proprio codice d’onore e rispettosa verso la gente. Oppure quella della statua di Costantino, che un giorno decise di inaugurarsi da sola, e ancora la locanda malfamata di mamma Rosa, la processione dei facchini della Balla, chi piantò la quercia di piazza XXIV Maggio.

Tantissimi sono gli aneddoti e gli episodi che fanno comprendere la vitalità, l’umanità, il fervore culturale di uno dei quartieri più amati dai milanesi e attualmente  anche dai tanti turisti che affollano i locali sui Navigli.

Porta Ticinese ha comunque conservato la sua vocazione di centro dello svago e del divertimento, oggi denominato con il temine esotico di movida, liberamente e scherzosamente tradotto in vernacolo con il termine di “baraunda” per il caos di traffico e rumore determinati dal gran numero di locali e birrerie che si susseguono in tutto il quartiere.

Ricordi di un tempo e di attualità, testimonianze che Marelli ha raccolto con amore per gli altri con senso di solidarietà e di vicinanza, selezionando la grande quantità di materiale raccolto, riservandosi di dare un seguito a questo volume che tutti gli appassionati di storia locale, ma non solo, attendono fin da ora.